Di magie,d’amore e di tanto blu intorno

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Lettera dal Land

Baviera, è già Ottobre ed è finita l’Estate

 Mia Gipsy,

sono stata lontana, lo so.

Ma sapessi le cose che ho visto, i luoghi che ho visitato e quella strana estate che è trascorsa tra aerei, sole, il mio lago che sembrava dorato, e poi casa. Casa. Con la mia gente, la mia lingua, le stradine che conosco a memoria, il mio bar preferito, il Signore dei fiori, proprio all’angolo della mia via. Quel profumo, inconfondibile, delle cose quando sono tue.

Ho visto un aereo gigante che avrei voluto fosse il mio, e invece.. ho visto il cielo di un tramonto bavarese e dopo un’ora la fine del giorno nel mio cielo romano, è strano, sembrava diverso, il secondo un po’ più grande, che forse mi aspettava.

Ho visto un bambino addormentarsi accanto a me, stringermi il braccio come se mi conoscesse, e invece.. ho mangiato un dolce mai visto prima che sapeva di cannella e di una cosa che ancora oggi resta un mistero, ma che buono era.

Ho visto la mia città riposare accaldata e d’improvviso svegliarsi per abbracciare la pioggia, stranamente lieve, e ho pensato è finita l’estate, e invece..

 

E poi, Gipsy, ho volato ancora e ho visto un’isola e il suo mare. Quanto mi era mancato, quel rumore e quel blu, nemmeno lo sapevo che una cosa poteva mancarti così tanto proprio quando te la ritrovi davanti. Scoperte che ti lasciano lì a pensare, e ti regalano qualcosa che potrai scrivere a un’amica, un giorno, una col cuore matto e le mani d’oro che lo capirà. Una come te, Gipsy.

Ti scrivo accanto al mio caffè tedesco, un freddo che non avrei voluto e la scatolina vuota di un dolcetto finito, in un Lunedì di nuovi inizi e vecchie sensazioni. Lo faccio oggi perché mi porti fortuna, e nelle grandi occasioni ho sempre bisogno della magia così normale che si respira a star con te.

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E tu, che hai fatto tu in questo tempo? Cosa hai visto tu?

Guardo le tue foto, talvolta, che sembrano venire da un altro pianeta, quei colori che non si possono descrivere e l’aria che si sente attraverso, come può una foto profumare di un’emozione, essere appesa lì nel nulla virtuale dove l’hai collocata eppure librarsi alta e libera come un’idea illuminata o un sogno in carne e ossa.. ma come fai Gipsy? Dovrai, un giorno, insegnarmi la magia delle tue magie. E spiegarmi come fai ad avere sempre tutto quel blu intorno. Splendido.

 

Sono molto indaffarata in questi giorni, schizzo tra un posto e l’altro e il tempo mi scappa via, che a inseguirlo mi viene da ridere e mi fanno male i piedi nelle scarpe nuove – come le amo quelle scarpe nuove, mi assomigliano ma sono più belle! – e tanto lo so che non lo riprendo, che sarò in ritardo per tutta la vita, e a niente valgono le scuse ignobili e divertenti che mi ripeto mentre desisto e smetto di correre, gli alibi scemi di una che cammina e parla da sola, quasi sempre a bassa voce, col sorriso che si vede troppo e i capelli spettinati che vanno dove vogliono, ma mai dove vuoi tu (ci hai mai fatto caso?).

Però, ecco, gli impegni mi piacciono, mi fanno sentire che sono presente a me stessa, e i miei obiettivi strampalati hanno sempre colori vivaci e un sacco di luce, e mentre ti scrivo sembrano d’improvviso già tutti qui, a portata di mano, a portata delle nostre mani. Non ti sembra perfetta, la perfezione di un’idea che si fa progetto e poi realtà vissuta?

 

Sai, Gipsy, certi giorni mi sembra di essere rimasta davanti a quel mare, come se un pezzo di me non fosse ripartito più. Mi sembra, certe sere, di sentire la stessa rilassante sicurezza di un’onda che si posa, finalmente arrivata, con un rumore piccolo ma sempre uguale, sicuro, una roba che riconosci subito, e sulla quale sai di poter contare. Qualsiasi cosa accada, quel rumore arriverà, e così arriva, certe sere, ed è una sensazione bella ma anche così vera, se posso usare un termine sbagliato. Vera.

E sono giorni che penso a quel mare, e a tutti i mari, veri e immaginari, e mi chiedo solo una cosa, la stessa che un giorno ho letto in un libro e che non mi ha mai più lasciato. Non è un dubbio, ma una domanda lasciata lì, che vale sempre e non scade e di cui io non ho la risposta. Ma tu si, tu ce l’hai.

E mi piace credere che quel tuo non finisce mai sia l’unica, reale verità, la risposta giusta che io non avrei mai saputo pronunciare, e che non pronuncio, infatti, ma ascolto.

Detta da te, Gipsy, sembra un po’ più vera.

 

Ti lascio, ma stavolta per poco,

 

Sabrina

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Sabrina #6 Ho scritto di un viaggio…..

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Lettera dal Land

Baviera, primo vero giorno di Primavera

Gipsy del cuore,

finalmente è arrivata, oggi, sorridente come un bimbo col primo cono gelato della stagione in mano, la Primavera bavarese. Ci ha colti tutti di sorpresa, a dir la verità, ché ci aspettavamo cieli grigi e venti del Nord suggeriti dai nostri super (inutili) moderni telefoni, e invece eccola, vestita di azzurro, elegantissima come sempre. A dir la verità non so bene quanto resterà, in Baviera le stagioni ti vengono a trovare per pochi giorni, poi scappano chissà dove e tornano quando tu non sei pronta ad accoglierle e sulla tua tavola non hai niente di preparato  e sfizioso da offrire. Credo che lo facciano per vedere quanto tu sia ospitale e creativa, generosa e ottimista, e spesso mi viene da pensare a te, che qui dalle mie parti saresti la padrona di casa preferita di ogni Primavera e di ogni Signora Estate, con la tua cucina profumata e sempre pronta, col tuo cielo nelle stanze di casa e l’odore del teatro dietro la porta.

Gipsy, capisci che non potevo scegliere giorno migliore per scriverti. Il primo vero giorno di Frau Primavera (come si indicano le signore qui in Baviera).  In queste settimane di minestre calde e serate gelide ho pensato a tante cose, e sognato molto. Moltissimo. Ho scritto di un viaggio che voglio fare presto, in un posto che ho già visto ma che mi chiama da un po’,  e tu sai quanto sia difficile dire no alle cose che ami. So già che verrai con me, a prescindere dalla noiosa distanza fisica che ci separa e che ormai si è fatta dettaglio inutile, che noi abbiamo imparato a deridere in un modo che ancora oggi mi stupisce  e mi diverte tantissimo. Ho già deciso che la prima foto che scatterò sarà per te, un pezzo di cielo assolato in una terra un po’ lontana, ma neanche troppo, che parla una lingua difficile e sconosciuta, in una città dai mille ponti, tutti eleganti e maestosi, eppure anche semplici, se capisci che intendo. Non sarà bello essere lì insieme?

Nel frattempo continuo a scrivere – non so ancora quando partirò, ché io le cose non so programmarle ma anzi sono loro che di colpo mi prendono per mano e mi portano via, sequestrandomi per giorni in una magia che poi quasi sempre fatico a dimenticare – continuo a scrivere, sì, dividendomi tra il lavoro e le lettere agli amici, che io ancora scrivo a mano, come facevo da bambina. Quanto ho amato scrivere lettere a mano, Gipsy!  Le imperfezioni, le parole sempre un po’ storte, le virgole e i punti accennati ma vivi, la data in alto a immortalare un momento che non tornerà più, e che ti mancherà, un giorno, e poi righe fitte di emozioni e domande scritte che si portano già dentro la speranza di una risposta, e alla fine i baci e gli abbracci fatti di lettere ma anche di gesti invisibili, racchiusi in poche parole, fino alla firma, quel tuo nome a chiudere un cerchio, come il buio alla fine di uno spettacolo, il tuo nome scritto come un inchino. Gipsy, se rinasco voglio fare lo scrivano!!

Sono stata a Roma, solo pochi giorni di casa, e per la strada ho sentito una voce portata dal vento gentile di una stagione già bella, un uomo che parlava con tutta la calma del mondo, e in quel luogo così poco tranquillo come è la mia città, mi è sembrato quasi un miracolo di Dio, la voce di uno che si è rubato il tempo degli uomini e se ne va in giro a restituirlo a caso, a chi ha la fortuna e la pazienza di ascoltarlo. Anche lì ho pensato a te, ripromettendomi di raccontartelo, ché tu puoi capire bene come ci si sente quando una voce, nel rumore della vita, ti blocca il passo e ti colpisce come il primo schiaffo che ti ha dato tua madre, che poi alla fine e per sempre non dimentichi più. Ecco, non riesco a dimenticare quella voce e quel modo così lieve di essere, eppure così forte. Allora ho capito che devo scriverci su, crearci dietro un mondo di idee strambe e improbabili così tanto care alle persone strambe e improbabili che forse noi siamo.. E chissà se ho sbagliato ad aggiungere forse!!

Roma è sempre più  bella e sempre più disperata, e mi sono chiesta se anche questo suo essere così drammatica la renda la meraviglia che è. In ogni caso è sempre casa mia.  E mi ha colpito capire, forse davvero per la prima volta, quanto diversa sia da questo Land. A Roma la Primavera arriva per restare, così come le altre sue compagne, non fa troppi scherzi e non ha fretta di andare, non ti sorprende più di tanto ma anzi bussa alla porta prima di entrare e poi si accomoda, aspettando che tu le renda gli omaggi che merita. Ma se non lo fai non si offende, sta seduta lì e va via solo quando proprio deve. Non è capricciosa né troppo viziata, e tu sai sempre cosa fare. Qui no, qui è più difficile. Eppure..

 

Gipsy, che si dice nella tua Isola? Mi piacerebbe leggere che c’è un tempo buono, e che buoni sono i sogni sotto quel pezzo di cielo, e gentili, che Frau Primavera non fa i capricci ma anzi che ogni giorno si accomoda alla tua tavola a mangiare quel che c’è, con grazia e sorrisi.  Mi piacerebbe leggere che Speranza e Futuro sono le protagoniste di quello spettacolo che è la tua Isola, che contrariamente a quanto si pensa, è un’Isola che c’è. Eccome!

e lo dai un consiglio prima che io ti lasci? Me lo dici quale pasto ama la Primavera, e cosa posso mettere sulla tavola per sedurla e convincerla a restare? Sai che per me solo tu puoi farlo.

Come sempre ti lascio, come sempre per poco,

Sabrina

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Sabrina #5 Io ti ho vista……..un bacio.. Rose

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Lettera dal Land

Baviera, giorni dopo il Carnevale

Cara, preziosa Gipsy,

sono tornata. Tornata in Baviera, tornata da te.

Ero nella mia amata Roma, tra casa amici vicoli fontane urla.. e Teatro. Quell’odore che conosciamo bene, il buio e la luce che si danno la mano e danzano sulle assi dure, le battute, le parole mille volte ripetute eppure sempre diverse, i no e i sì che arrivano dall’alto, la tua faccia stampata e attaccata sui muri, che sei tu ma anche un’altra, e quell’altra stavolta si chiamava Rose Papillon. La mia Rose, che bello è stato – e duro – essere Rose. Che bello è – e duro – essere lì sopra, ogni sera.

Sai, io ti ho vista Gipsy, e poco importa se persone senza fantasia – tu lo sai che esistono persone senza fantasia? – dicono che non eri seduta lì davvero. Io ti ho vista. Eri lì con me, proprio vicina, quando la luce diveniva rossa, e poi alla fine andava e veniva come il battito di un cuore che poi all’ultimo, e senza avvertire, si ferma. Nell’istante di buio, Gipsy, eri lì, nell’istante di luce, Gipsy, ancora lì. Puoi immaginare la mia sorpresa alla prima, e puoi di sicuro capire la mia tranquillità di saperti lì le altre sere, tutte. La certezza di vederti nel buio e trovarti nella luce, sempre.

Poi dire Grazie alla fine, la musica degli applausi, anche dei miei, e quel senso di perdita, ogni sera, e di rinascita, ogni sera. E poi, Gipsy, il gran finale. Che strappo, ogni volta

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La Baviera mi ha accolto con braccia insolitamente calde, un cielo bianco, e molti sorrisi. E mi sono venute delle idee nuove, a salvarmi dalla tristezza degli addii teatrali che subisco sempre troppo e sembrano eterni. Ma nuovi giorni mi attendono, e allora non potevo non scrivere a te, preziosa come sei con la tua anima accogliente che sembra di stare a casa, quando ti si parla. Quando ti si scrive. In quali avventure stai mettendo il cuore e gli occhi, ora? Dove te ne stai volando, in questi giorni che hanno perduto il loro Carnevale e corrono veloci verso altri di disperazione divina e grazia di Risurrezione?

Domani sarà un giorno importante per le mie idee, e allora oggi mi preparo l’anima con la musica della mia Rose – la mia musica – un dolcetto che precorre i tempi e questa lettera per te. Secondo me non esiste modo migliore per allenarmi la vita. Non conosco che questo, un volo tra la passione, passando per la dolcezza, per atterrare infine da un’amica.

 

Ho comprato dei colori, anche se non so disegnare. Mi piace vederli sul davanzale della mia finestra quando mi sveglio, mi piace che ci siano, fanno compagnia alla stanza quando esco. Da quando ho scoperto che la Baviera non è grigia come ci avevano fatto credere, ma blu gialla e rosa, a volte, e che Novembre, il mese in cui sono nata, è rosso scuro, e non viola livido, ho capito che mi servivano i colori. Così, per non confondermi la via, per dare tonalità giuste alle strade e alle facce della gente che incontro. Quando troverò il coraggio li aprirò anche, e tu sarai il primo colore che mi metterò tra le mani.

 

Gipsy lo sai che non fa freddo? Oppure sono io che ho cambiato temperatura! Oppure è l’entusiasmo che riscalda, e chi lo sa. Sogno ancora di venire sulla tua isola, che via via si fa sempre più vicina. La strada l’ho trovata, mi basta solo colorarla prima. Poi, sarà un attimo arrivare.

 

Sono certa lo senti già, il mio lungo, lentissimo abbraccio.

 

Sabrina

 

Soufflé au fromage : la preuve…..

Una donna innamorata lo brucia il sufflè, una donna infelice, si dimentica di accendere il forno..! Dico bene?
dal film Sabrina souffle_al_prosciuttolatte 300 gr
fontina 80 gr
formaggio asiago 70 gr
burro più un po’ 40 gr
farina 40 gr
uova 4 pz
miele
noci
sale
pepe

Sciogliete il burro in una casseruola e stemperatevi la farina. Aggiungete poi il latte, portate a bollore mescolando e cuocete fino a ottenere una besciamella densa. Unite Asiago e fontina grattugiati a filetti e fateli sciogliere; aggiustate di sale e pepe e lasciate raffreddare il composto.

Montate intanto gli albumi a neve. Imburrate 8 ramequin (stampini cilindrici di ceramica pirofila, ø 8 cm, h 4 cm). Amalgamate i tuorli uno per volta al composto di formaggi ormai freddo, quindi incorporate molto delicatamente gli albumi montati.

Riempite i ramequin con il composto per tre quarti e infornate a 175 °C per 14-15’. Sfornate i soufflé, colatevi sopra un filo di miele e completate con gherigli di noce spezzettati. Serviteli subito, prima che si sgonfino.

ricetta

http://www.lacucinaitaliana.it/ricetta/antipasti/souffle-di-formaggio-miele-e-noci/

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Ingredienti per quattro persone

  • 50g di burro
  • 40g di farina
  • 250 g di latte
  • sale
  • noce moscata
  • pepe
  • 4 uova
  • 100g di groviera grattugiato

Preparazione

In una padella sciogliete il burro, quindi aggiungete la farina e, mescolando con un cucchiaio di legno, formate un “roux” ben amalgamato e leggermente dorato. Quindi aggiungete il latte, un pizzico di sale, pepe e noce moscata. Mescolate lasciando sobbollire per cinque minuti, ottenendo così una besciamella piuttosto densa. Fuori dal fuoco aggiungete i tuorli d’uovo e amalgamate. Montate a neve gli albumi e aggiungeteli al composto precedente assieme ai 100 grammi di groviera. Mescolate energicamente e versate il composto in uno stampo da souffle precedentemente imburrato e cosparso di formaggio groviera grattugiato fine. Infornate a 190 gradi per circa 30 minuti. Il risultato dovrà essere un bel souffle gonfio e dorato.

Lo stampo da souffle potrà essere unico o, meglio, individuale: uno per ogni commensale.

Tempo di preparazione: 30 minuti

Tempo di cottura: 40 circa

Difficoltà: elevata

Alcuni “trucchi” finali

Abbiamo visto come preparare souffle al formaggio nella classica ricetta francese. Questo, almeno, in teoria. Il tipico problema dei souffle è che non si gonfiano abbastanza o che, estratti dal forno, si sgonfino troppo. Non è che il risultato sarà cattivo dal punto di vista del sapore, ma anche l’occhio vuole la sua parte… Ecco allora alcuni accorgimenti che dovrebbero evitare questa possibilità.

  • Il bianco d’uovo deve essere montato a neve ben ferma, e va amalgamato al resto degli ingredienti mescolando con movimenti verticali, evitando quelli circolari.
  • L’operazione descritta precedentemente deve essere effettuata all’ultimo momento, subito prima di versare il composto negli stampi e infornare.
  • Usate stampi con pareti verticali (non svasate) in modo da favorirne la crescita.
  • Il contenuto degli stampi deve arrivare a circa 6 cm dal bordo, per evitare che, crescendo, tracimi.
  • Evitate di aprire lo sportello del forno durante la cottura.
  • Servite il souffle’ appena sfornato.
  • http://cucina.excite.it/come-preparare-souffle-al-formaggio-ricetta-francese.html

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Sabrina #4 E così fu …..di cicoria di tulipani e del vento dentro

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Lettera dal Land

Baviera, ultimi giorni di Dicembre

Mia preziosa, preziosa Gipsy,

ho camminato tra rami e boschi gentili, ieri, case di legno grandi e profumose di vita alla cannella, balconi decorati e fiori, e un uomo che mi è passato davanti – o attraverso, non so ancora – col vento dentro. Cercavo tulipani che non ho trovato, in mezzo a questi giardini da favola antica, perché li avevo visti nella tua cucina e volevo portarmeli a casa. Aspetterò di trovarli nel campo di fiori liberi che c’è qui, dove per un solo pensiero scritto a qualcuno e lasciato in una cassetta blu, puoi portarti via petali e colori e fiori di ogni genere. Così, con una poesia che ti atterrisce, la Baviera ti regala sogni floreali e realtà da annusare quando vuoi.

Non ho trovato i tulipani, Gipsy, ma la storia sì. La tua. Ho spostato un ramo e una signora mi ha visto nel suo giardino, d’improvviso, a spiarle il tempo e lo spazio. Io ho gridato, lei no. Ha sorriso un poco e raccolto un cestino  pieno di cose che non conosco, dello stesso colore del suo scialle invernale. E poi per me la sorpresa.

Mi ha scoperta italiana al primo sguardo, un po’ strana al secondo, e al terzo ho scoperto io che sapeva parlare la nostra lingua. Non quella del nostro paese, ma proprio la nostra, quella delle emozioni, delle storie raccontate con espressioni e gesti puliti, delle azioni sceniche essenziali, evocatrici, reali e metaforiche, assurde nell’accezione che conosciamo, la lingua della parola espressa che rimanda a immagini e sensazioni, nel più puro donarsi ogni giorno ed essere strumento e veicolo di vite che da qualche parte, in qualche tempo, vivono davvero.

Mi ha donato la storia per te, quella che cercavo dietro il sole insperato di questo inverno, su un libro che non capivo, nei chilometri che ho fatto per vedermi un altro pezzo di mondo, e che invece ho trovato in lei, capelli argento in un giardino ad anfiteatro, gesti chiari e poche parole, quelle che servivano, e il resto solo fantasia. Che io chiamo creare, ma anche essere.

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La nobile storia della cicoria e del suo fiore

“Narra un’ antica leggenda bavarese che un giorno una bellissima principessa venne abbandonata dal suo amato principe, sedotto senza speranza da una ninfa. Incredula e disperata, la principessa corse e corse, inseguita dalle sue damigelle, fino a che non giunse in un palazzo dai colori magnifici ma sbiaditi. Senza pensarci la giovane sposa entrò e inginocchiatasi al centro della grande stanza ovale, pianse giorni di lacrime e dolore.

Le damigelle non sapevano che fare, lì intono a lei le facevano da scudo, come per proteggerla. Ma la principessa non riusciva a smettere di pensare al suo amato ormai perduto, non tratteneva il pianto e il suo corpo, piegato dai singhiozzi, era via via sempre più debole. La tristezza e la paura prese le damigelle, quando dopo tanto abbattersi, la principessa esclamò

– Voglio morire, anche se non lo vorrei, perché non posso vivere pensando di non poterlo più rivedere ovunque io vada.

Allora le damigelle esclamarono all’unisono

– Se è questo che vuoi, allora anche noi lo desideriamo. Vogliamo morire, anche se non lo vorremmo, ma la nostra morte non deve essere vana: morire, si, ma che sia lui a vederci ovunque, il principe infedele, su ogni strada che percorre. Questo vorremmo.

E qualcuno ascoltò le loro preghiere, e anche se nessuno potrebbe giurare che fosse la voce di Dio, ecco che una voce le raggiunse:

– Ho ascoltato il vostro dolore e i desideri, e vi porrò rimedio e fine. Non morirete, questo è certo. Diverrete dei fiori splendidi, tutte. Ma tu, dolce e disperata principessa , avrai il colore bianco del tuo vestito di sposa splendida e vivrai in tutte le strade in cui il principe camminerà, per vederlo in eterno senza essere vista.  Voi, damigelle fedeli, vi trasformerete in splendidi fiori azzurri e abiterete tutte le vie e i campi e i luoghi che il principe si troverà a percorrere, perché in ogni angolo lui vi scorga e vi veda per primo e dappertutto.

E così fu.”

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Per questo motivo, ancora oggi, il fiore della cicoria è chiamato qui Wegwarte, “guardiana delle strade”, e si schiude all’alba per poi richiudersi al tramonto, quando il principe, lontano dalle strade, è ormai tornato al suo castello.

La tua storia Gipsy, che ha il profumo delle tue cose buone, la poesia del nostro essere teatranti, e la voce e gli occhi e i gesti di una signora bavarese sconosciuta, con un cesto in mano, in un giardino ad anfiteatro, in un giorno qualunque. Ma forse mi sbaglio. Forse, quella signora, io l’ho conosciuta in un modo in cui è difficile conoscere qualcuno. Forse l’ho conosciuta davvero.

Ti arriverà, ne sono certa, il mio lungo abbraccio,

Sabrina

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#Sabrina 3 Ballando….

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Lettera dal Land

Baviera, seconda metà di Dicembre

Mia preziosa, preziosa Gipsy,

sto cercando la musica. Già la tua in realtà mi sembra perfetta, ma credo sia giusto portare anche un po’ della mia.

Hai ragione, balliamo, e non lo stiamo già facendo? Io ora sono a ballare sulla tua Dance with me –  Nouvelle Vague, nella mia cucina. Ho davanti i miei piatti della colazione, la tovaglia che ho sporcato un poco di caffè, la finestra aperta perché tutti nella via sentano la tua musica, e chi se ne importa se ai tedeschi non piace la confusione.

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Non sono sola, siamo in tanti qui. Ci sei tu, per prima, col tuo bucato in mano, e nella stanza, Gipsy, che profumo di cotone pulito emani! E poi c’è mia sorella, balla come una forsennata e segue perfino i passi, sbagliandoli giusto un po’.  Ci sono gli occhi verdi del tuo amore, il suo colore è arrivato nella  mia cucina così forte, così assolutamente irresistibile che ora ho la stanza color prato e speranza, color natura dolce e felice. Non ti preoccupare, prima di iniziare a ballare ho costruito un piccolo nido di cuscini dorati e foglie che avevo rubato all’autunno, ci ho sistemato Ariele, e mi sembra ci stia una delizia, a vederci ballare così si starà chiedendo se siamo matte o cosa, ma dobbiamo insegnarle e si impara prima, quando si è piccoli.

Ho scritto un biglietto di Natale a nessuno, non metterò il mittente e mi piace pensare che da qualche parte arriverà, una busta senza nome e con tanti francobolli blu e bianchi, e dentro un po’ di me. Intanto la festa qui va avanti, è bello passare il Natale con te, Gipsy, mi sembra di essere a casa. Quando arriverà il mio pasticcere artista (lo sai che è anche un artista che dipinge i miei sogni?) sorriderà un po’ nel vedermi ballare, qui con nessuno e con tutti voi, appena appena sorriderà, perché lui è l’uomo dei gesti lievi ma grandi, delle parole che gli escono a sussurri e son sempre poche, mica come me, che parlo anche con le mie tazze di cioccolato e con la bambola che mi sono portata da casa.

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Non si sente la stanchezza, vero? E dire che è strano, perché io di giorno non so vivere, solo la notte divento davvero me, però ti ho letta poco fa e non potevo perdermi questo momento. Il nostro appuntamento con la vita arriva quando vuole lui, che vuoi farci. Indosso il mio cappello nuovo, l’ultimo amore del momento, mi fa sentire in grado di arrivare dove voglio, perfino lì da te, nei tuoi vicoli che mi affascinano, tra le pagine del tuo mondo che dalla prima notte che ho visto non sono più riuscita a dimenticare. Come siamo brave, Gipsy, non trovi? Guarda Ariele e mia sorella, perfette e così innocenti che sarà una crudeltà insopportabile doverle un giorno lasciare andare a ballare da sole in una cucina lontana, tra il bucato e i vicoli di qualcun altro, e che ansia non sapere dove.. e guarda, guarda ancora, ma come si fa a vivere senza il verde di questi occhi? Ce l’avevo anche io un verde così, una volta, di un amore diverso però, e poi l’ ho perso  senza volerlo e non ho saputo più riprenderlo,  ritrovarlo in altri occhi mi addolora il passato e mi addolcisce il presente e allora grazie ancora una volta Gipsy, che mi presti la felicità. Quella di quando capisci che il passato doloroso serve al futuro che crediamo di non avere, e che abbiamo, invece, quando riusciamo a salutare un verde come quello e a tenerci la nostalgia come una cosa bella, quando riusciamo a ballare negli occhi di qualcun altro, silenzioso e lieve, che mai ballerebbe senza ritegno, ma dentro poi si scatena.

Gipsy, come facevi a sapere che in una mattina qualsiasi avremmo sconfitto la disperazione per il tempo di una musica pazzesca? Come facevi a sapere che ci staremmo stati comodi, nella mia cucina stretta, a ballare tutti insieme coi sorrisi degli angeli?

Inizio ad apparecchiare, mentre tu pensi al pranzo, la leggerezza dell’animo mette sempre fame, e io ho voglia di un piatto tuo, che sa di cuore, di musica e del teatro che amiamo, che sa di buono. Mi prepari un primo come si deve? E’ tanto che un’amica non cucina per me, sarà bello vedere come muovi le mani, come un regista, che alla fine crea la magia se ha gli ingredienti giusti.

Ho trovato la musica, Gipsy, quando la tua finirà ne avremo una nuova per continuare a resistere,  per non darla vinta mai a chi ci vuole ferme e digiune.

Dopo pranzo scendiamo al lago, chi se ne importa se oggi fa freddo, tanto a ballare non si ha freddo mai. La musica lì si sente anche se non hai un telefono o una radio, semplicemente lì c’è. Da sola. Non so come faccia, Gipsy, davvero. Forse sei tu, la musica del mio lago.

E’ pronto, Gipsy? Sì. Direi proprio che siamo pronti tutti, in questa cucina che per soffitto ha il tuo cielo e nelle pareti il bianco dei tuoi vicoli e sotto il tavolo, pronti a uscire, i ricordi della bambina che sei stata.

Buon appetito, e non smettiamo di tenere il tempo, mentre mangiamo nel tuo piatto dei sogni che si avverano, almeno una volta, che si avverino davvero.

Grazie Gipsy, perché ora sono un po’  stanca, molto felice e un tantino meno ferita.

Sabrina

 

 

 

#Gipsy 4 Dance with me

Sabrina,

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ti parlavo del mio nuovo Natale del quale ,con meraviglia ,tu fai già parte.

 

Non sono libera dai ricordi no,anzi li ripasso ogni giorno per non dimenticarli perchè questa è la mia vita,la mia fantastica,disordinata,dolorosa e appassionata  vita .  Avrei potuto,certo che avrei potuto,accendere un fuoco e bruciare tutto e invece ho ballato.Ho steso ad asciugare i vecchi vestiti al vento ,ed eccomi qui.

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Sono quello che resta dopo aver attraversato il mare in una sola notte, dopo  le bufere e le tempeste .Dalla mia isola non si fa ritorno , sono approdata qua come naufrago al contrario,andando incontro al mare Mando messaggi in bottiglia con la certezza  che qualcuno li leggerà (e così è stato)Tu…che sei sbucata dal nulla,come una cosa azzurra,come un soffio di vento ..

Balla con me ,Sabrina,della mia gioia ritrovata,dell’amore della mia vita che ora è felice, dei suoi occhi verdi di bambino che sorridono di nuovo , balla con me perchè ci siamo trovate, balla per la tua nuova vita,per tua sorella,per il pasticciere,per i mercatini di natale,per il tuo lago che me lo sogno la notte, balla con me per il miracolo di una nuova vita,Ariele, nata sabato,sarà una combattente con la testa sulle nuvole  e dovremo insegnarle a ballare .Balliamo e ridiamo del buio che non ci fa più paura perchè la neve illumina tutto. Balla con me perchè la bellezza esiste ,facciamo il bucato e balliamo tutta la notte fino all’alba .

Mi perdo,nei vicoli bianchi della mia isola e ritrovo la mia musica mentre cade la neve e  la bellezza e lo stupore e l’incanto di quando ero bambina e mi ritrovo, ogni giorno senza mappa, perché qui ,serve solo il cielo ,e tu lo sai.

Ti abbraccio forte

Gipsy

“Quando muore un capitano la nave non affonda

   E anche se la ciurma piange la perdita,le stelle

  Dei cieli sono ancora al comando”

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