Di magie,d’amore e di tanto blu intorno

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Lettera dal Land

Baviera, è già Ottobre ed è finita l’Estate

 Mia Gipsy,

sono stata lontana, lo so.

Ma sapessi le cose che ho visto, i luoghi che ho visitato e quella strana estate che è trascorsa tra aerei, sole, il mio lago che sembrava dorato, e poi casa. Casa. Con la mia gente, la mia lingua, le stradine che conosco a memoria, il mio bar preferito, il Signore dei fiori, proprio all’angolo della mia via. Quel profumo, inconfondibile, delle cose quando sono tue.

Ho visto un aereo gigante che avrei voluto fosse il mio, e invece.. ho visto il cielo di un tramonto bavarese e dopo un’ora la fine del giorno nel mio cielo romano, è strano, sembrava diverso, il secondo un po’ più grande, che forse mi aspettava.

Ho visto un bambino addormentarsi accanto a me, stringermi il braccio come se mi conoscesse, e invece.. ho mangiato un dolce mai visto prima che sapeva di cannella e di una cosa che ancora oggi resta un mistero, ma che buono era.

Ho visto la mia città riposare accaldata e d’improvviso svegliarsi per abbracciare la pioggia, stranamente lieve, e ho pensato è finita l’estate, e invece..

 

E poi, Gipsy, ho volato ancora e ho visto un’isola e il suo mare. Quanto mi era mancato, quel rumore e quel blu, nemmeno lo sapevo che una cosa poteva mancarti così tanto proprio quando te la ritrovi davanti. Scoperte che ti lasciano lì a pensare, e ti regalano qualcosa che potrai scrivere a un’amica, un giorno, una col cuore matto e le mani d’oro che lo capirà. Una come te, Gipsy.

Ti scrivo accanto al mio caffè tedesco, un freddo che non avrei voluto e la scatolina vuota di un dolcetto finito, in un Lunedì di nuovi inizi e vecchie sensazioni. Lo faccio oggi perché mi porti fortuna, e nelle grandi occasioni ho sempre bisogno della magia così normale che si respira a star con te.

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E tu, che hai fatto tu in questo tempo? Cosa hai visto tu?

Guardo le tue foto, talvolta, che sembrano venire da un altro pianeta, quei colori che non si possono descrivere e l’aria che si sente attraverso, come può una foto profumare di un’emozione, essere appesa lì nel nulla virtuale dove l’hai collocata eppure librarsi alta e libera come un’idea illuminata o un sogno in carne e ossa.. ma come fai Gipsy? Dovrai, un giorno, insegnarmi la magia delle tue magie. E spiegarmi come fai ad avere sempre tutto quel blu intorno. Splendido.

 

Sono molto indaffarata in questi giorni, schizzo tra un posto e l’altro e il tempo mi scappa via, che a inseguirlo mi viene da ridere e mi fanno male i piedi nelle scarpe nuove – come le amo quelle scarpe nuove, mi assomigliano ma sono più belle! – e tanto lo so che non lo riprendo, che sarò in ritardo per tutta la vita, e a niente valgono le scuse ignobili e divertenti che mi ripeto mentre desisto e smetto di correre, gli alibi scemi di una che cammina e parla da sola, quasi sempre a bassa voce, col sorriso che si vede troppo e i capelli spettinati che vanno dove vogliono, ma mai dove vuoi tu (ci hai mai fatto caso?).

Però, ecco, gli impegni mi piacciono, mi fanno sentire che sono presente a me stessa, e i miei obiettivi strampalati hanno sempre colori vivaci e un sacco di luce, e mentre ti scrivo sembrano d’improvviso già tutti qui, a portata di mano, a portata delle nostre mani. Non ti sembra perfetta, la perfezione di un’idea che si fa progetto e poi realtà vissuta?

 

Sai, Gipsy, certi giorni mi sembra di essere rimasta davanti a quel mare, come se un pezzo di me non fosse ripartito più. Mi sembra, certe sere, di sentire la stessa rilassante sicurezza di un’onda che si posa, finalmente arrivata, con un rumore piccolo ma sempre uguale, sicuro, una roba che riconosci subito, e sulla quale sai di poter contare. Qualsiasi cosa accada, quel rumore arriverà, e così arriva, certe sere, ed è una sensazione bella ma anche così vera, se posso usare un termine sbagliato. Vera.

E sono giorni che penso a quel mare, e a tutti i mari, veri e immaginari, e mi chiedo solo una cosa, la stessa che un giorno ho letto in un libro e che non mi ha mai più lasciato. Non è un dubbio, ma una domanda lasciata lì, che vale sempre e non scade e di cui io non ho la risposta. Ma tu si, tu ce l’hai.

E mi piace credere che quel tuo non finisce mai sia l’unica, reale verità, la risposta giusta che io non avrei mai saputo pronunciare, e che non pronuncio, infatti, ma ascolto.

Detta da te, Gipsy, sembra un po’ più vera.

 

Ti lascio, ma stavolta per poco,

 

Sabrina

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