Una lettera d’amore dalla mia “ragazza magica “

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“La mia ragazza è magica
E lancia in aria il mondo e lo riprende al volo
Trasforma un pomeriggio in un capolavoro”

Cara Gipsy,
cara al mio cuore,
oggi ti scrivo da una valigia.
Dentro ci ho messo tutta me stessa… e ci sto un po’ stretta, ma quando la valigia si riaprirà, arrivata a destinazione, sono certa che respirerò di nuovo.
È per questo che ho fatto questa valigia, per respirare di nuovo, ed è per questo che dentro ci ho messo solo me stessa.
A casa lascio delle certezze che chiamo per nome,
lascio un limbo d’amore in cui non voglio perdere il mio cuore, lascio le sospensioni, i forse i ma e i se.
Lascio le lacrime dei suoi occhi e anche le mie.
Porto con me la mia storia, il coraggio che ho trovato in giro nascosto negli angoli di casa mia, il mio cuore che mi frega sempre, ma mi salva ogni volta, porto il mio sorriso e la voglia di salvarmi.
Porto i miei ricordi per ricordare sempre quel che sono, da dove vengo e come ho fatto ad arrivare fino a qui.

Non so cosa mi aspetta…
né all’andata né tanto meno al ritorno.

E forse non m’importa, in fondo non cerco niente che non sia qualcosa.
Mi auguro il meglio perché me lo merito!
Mi auguro: “mi mancherai” “mi manchi” “torna presto” “ti aspetto qui” “non ti dimenticherò” “sei nei miei pensieri” “torna da me” “sei qui…”

Mi ero stancata di stare da sola nella casa dei giunchi, e in fondo Pepe non aveva molto tempo da dedicarmi, e non mi chiedo più neanche il perché!
Ora so chi sono e so chi e cosa voglio.
Ma soprattutto so che chi vuole far parte del mio viaggio, quello vero, quello di ogni giorno, deve dimostrarlo;
può scegliere il suo posto ma devo saperlo occupare.

Ti mando un abbraccio d’ali per avvolgerti e per farti volare

Tivogliobenepersempre
Marzia
❤XXX

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Rossana #1 Isole…………

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Ok ci provo cara Gipsy

Ci provo a scrivere una lettera che da giorni, settimane, ho per la testa….

Ti scrivo anch’io dalla mia isola, per lo meno dall’isola in cui sono adesso e da cui presto me ne andrò.

E’ un isola molto rumorosa sai la mia isola e stranamente anche molto silenziosa…ti scrivo proprio in uno di questi magici momenti di silenzio

E dunque mi conviene scrivere in fretta

Sai che io non sono poetica, almeno non sono una che riesce attraverso le parole ad esprimere la poesia che sente dentro… ma proverò comunque, perché di poesia si tratta.

Sulla mia isola ci sono occhi che hanno visto l’infinito perché è da lì che vengono  ora sopraffatti da ciò che hanno trovato qui e quando li guardi hanno le risposte a tutte le domande

E occhi che verso l’infinito tendono di nuovo

E ci sono odori e suoni che parlano al cuore

E ci sono panni ammucchiati e poi stesi ad asciugare

E spiagge di bianco latte e il mare ha un profumo dolce ed acre e un vento nuovo fa increspare le onde…

C’ero già stata su quest’isola e so che ci sei stata anche tu … ne ho trovato i segni,  ma ci sono voluta tornare, sapevo di averci lasciato qualcosa che dovevo recuperare  ma che già mi apparteneva, quando me ne andrò non penso che farò più ritorno.

Su altra sabbia bagnata lascerò le mie impronte, già lo so …

Ma ora che sono qui voglio godermi tutto, tutto ciò che ho dimenticato … questo è uno di quei posti che ti restituisce all’universo perché anch’io ho avuto questi occhi, questo sguardo da cui mi sento ora riconosciuta, cercata, ma ne ho perso la memoria … nasciamo così piccoli ma celiamo in noi qualcosa di talmente grande da doverlo dimenticare … questa è la mia occasione per averne di nuovo il sentore, ricordarlo appena un po’, e non dimenticarlo più. E non è cosa da niente questa … Sai ho visto una foto in cui il tuo “uomo volante” portava in segno di esultanza le mani sopra la testa con i pugni chiusi ..come fanno i neonati quando dormono che alzano le braccia con i pugnetti chiusi come una resa … e me lo sono immaginato così …ecco non so quella foto mi ha fatto pensare che tutto parte da li e li torna.

Si è un’isola un po’ faticosa questa, altre ne ho abitato forse anche più faticose … ma c’è una fatica più bella che la fatica d’amore?

Ciao Gipsy, come vedi non sono una poetessa … in realtà sono solo uno strumento per la poesia … o almeno mi piace pensarlo…  del resto tu, che poetessa sei, mi hai fatto sentire tale

 

A presto, dalla mia isola alla tua isola

Rossana

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Non si scioglierà la neve……..

Non illuderti.
Non ti basterà schierarli,
tutti.
Generali poeti,
pittori colonnelli,
chitarristi sergenti,
scrittori strategici,
fanti scultori
e bizzarri poliziotti.
Sì, un inizio, uno splendido
inizio, conforto del filosofo,
ma non sufficiente,
non illuderti.
Non ti basterà progredire,
giocare con il caso,
puntare
sul cavallo migliore,
non basterà ma
tu fallo lo stesso,
agisci, fino alla fine.
Qualcosa accadrà,
questo è certo,
qualcosa accade, sempre, in continuazione.
Un dardo sta per colpirti. Non spostarti, resta fermo.
Un fiore è più feroce di mille soldati schierati.
Non si scioglierà la neve,
sarà tutto il resto a farlo.

Cardiopoetica

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Gipsy #6 Vi scrivo da una solitudine ……

“Seduta al mio posto, mi chiedo che cosa in noi mantiene vivo il desiderio di andare avanti comunque, ad ogni età e in ogni circostanza. Per alzarsi e mettersi in marcia, spesso bisogna essere chiamati per nome. […]
Appartenere a un luogo, quello di nascita e quello di elezione. Dedicarvisi, invece di rivolgere gli occhi altrove, avanti o indietro. Gioire di una certa luminosità del cielo a quell’ora, delle stagioni, dei paesaggi: è un fiume o una spiaggia, una radura in collina o una città, è casa mia. Io sono qui, adesso……..

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Ma con lo stesso fervore spostarmi. Non necessariamente lontano, ma cambiare punto di vista, scoprire cose del tutto differenti, prendere coscienza della relatività, per meglio discernere cosa fa del nostro «qui» un luogo unico. Partire per meglio riscoprire. […]
Forse siamo veramente noi stessi solo nella meraviglia, nella loda, nella riconoscenza. Occasioni in cui si esprime la parte migliore del nostro essere, che canta, si dilata […].
L’ammirazione è solo una dei nomi della Speranza, una piccola via di Speranza. Uscire dall’io, spesso angusto e cupo, per lasciarsi cogliere dall’ammirazione. Raschiare dall’essere lo strato dell’abitudine e d’usura così da contemplare quanto di bello si presenta agli occhi spenti, assuefatti. […]

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Accogliere come un prodigio il primo viso: quello più familiare, tanto vicino che non lo si vedeva più, o lo sconosciuto incontrato per strada; il volto dell’altro che viene verso di noi con il carico di desideri e paure che possiamo sentire come nostro, anche se lui ci rimane ignoto. Lasciarsi toccare dai compagni di metropolitana: la mano del bambino nero nel palmo rosa della madre, la guancia adolescente appoggiata sulla spalla amica in giubbotto di pelle, la discussione appassionata sul giornale semiaperto fresco fresco. Fratelli umani che con noi vivete!
Distogliersi da se stessi, staccarsi dagli errori, dagli insuccessi, entusiasmarsi per darsi alla bellezza che salva

Vi scrivo con entusiasmo. […]
Vi scrivo da una solitudine……..

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Tutti gli uccelli han preso il volo, la casa è stranamente silenziosa. Dopo il vocio dei risvegli, la febbre delle partenze […] c’è il vuoto, vertiginoso. […] C’è tutto il disordine da risistemare, le spese e già il pranzo… ma da dove cominciare? […]
Anzitutto riposo. Assaporare questo momento senza cedere al desiderio furtivo di ritornare a letto, senza stordirsi subito con le faccende. Un istante di pace sul bordo del tavolo di cucina ancora ingombro dei resti della colazione o nel cantuccio prediletto. La tazza di caffè gustata senza che un gomito maldestro la faccia versare sulla gonna o che una richiesta urgente […] vi scuota.

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Lo sguardo posato sull’albero alla finestra. Lunga spiaggia dove correre, correre, come a cinque anni, a quindici o a trenta. L’io si ricompone attorno a questa cavità così piena. La posta cade nella buca delle lettere. Il colpo familiare provoca lo slancio: Chi pensa a noi, a me? Una lettera da gustare. Il giornale aperto collega di botto col mondo. Il campanello dell’ingresso: la vicina, con le mani infarinate Non avrebbe mica un uovo? Il telefono rompe il silenzio: Sei tu? Sono pochi quelli che possono risparmiare formule di presentazione, coloro la cui voce ci colpisce nel vivo, e possono permettersi l’indiscrezione: Che cosa fai? A cosa pensi?

 

Ecco! Il meccanismo è ripartito: tutti i legami invisibili che intrecciamo continuamente, che formano la trama della nostra vita, presuppongono anche una stoffa propria, quella stessa che si tesse nel silenzio, che chiamiamo giardino segreto, intimità, raccoglimento. Che valore avrebbero le nostre relazioni se non avessero alla base quell’esistenza silenziosa?”

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Celebrazione del quotidiano di Colette Nys-Mazure:

 

 

Sabrina #4 E così fu …..di cicoria di tulipani e del vento dentro

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Lettera dal Land

Baviera, ultimi giorni di Dicembre

Mia preziosa, preziosa Gipsy,

ho camminato tra rami e boschi gentili, ieri, case di legno grandi e profumose di vita alla cannella, balconi decorati e fiori, e un uomo che mi è passato davanti – o attraverso, non so ancora – col vento dentro. Cercavo tulipani che non ho trovato, in mezzo a questi giardini da favola antica, perché li avevo visti nella tua cucina e volevo portarmeli a casa. Aspetterò di trovarli nel campo di fiori liberi che c’è qui, dove per un solo pensiero scritto a qualcuno e lasciato in una cassetta blu, puoi portarti via petali e colori e fiori di ogni genere. Così, con una poesia che ti atterrisce, la Baviera ti regala sogni floreali e realtà da annusare quando vuoi.

Non ho trovato i tulipani, Gipsy, ma la storia sì. La tua. Ho spostato un ramo e una signora mi ha visto nel suo giardino, d’improvviso, a spiarle il tempo e lo spazio. Io ho gridato, lei no. Ha sorriso un poco e raccolto un cestino  pieno di cose che non conosco, dello stesso colore del suo scialle invernale. E poi per me la sorpresa.

Mi ha scoperta italiana al primo sguardo, un po’ strana al secondo, e al terzo ho scoperto io che sapeva parlare la nostra lingua. Non quella del nostro paese, ma proprio la nostra, quella delle emozioni, delle storie raccontate con espressioni e gesti puliti, delle azioni sceniche essenziali, evocatrici, reali e metaforiche, assurde nell’accezione che conosciamo, la lingua della parola espressa che rimanda a immagini e sensazioni, nel più puro donarsi ogni giorno ed essere strumento e veicolo di vite che da qualche parte, in qualche tempo, vivono davvero.

Mi ha donato la storia per te, quella che cercavo dietro il sole insperato di questo inverno, su un libro che non capivo, nei chilometri che ho fatto per vedermi un altro pezzo di mondo, e che invece ho trovato in lei, capelli argento in un giardino ad anfiteatro, gesti chiari e poche parole, quelle che servivano, e il resto solo fantasia. Che io chiamo creare, ma anche essere.

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La nobile storia della cicoria e del suo fiore

“Narra un’ antica leggenda bavarese che un giorno una bellissima principessa venne abbandonata dal suo amato principe, sedotto senza speranza da una ninfa. Incredula e disperata, la principessa corse e corse, inseguita dalle sue damigelle, fino a che non giunse in un palazzo dai colori magnifici ma sbiaditi. Senza pensarci la giovane sposa entrò e inginocchiatasi al centro della grande stanza ovale, pianse giorni di lacrime e dolore.

Le damigelle non sapevano che fare, lì intono a lei le facevano da scudo, come per proteggerla. Ma la principessa non riusciva a smettere di pensare al suo amato ormai perduto, non tratteneva il pianto e il suo corpo, piegato dai singhiozzi, era via via sempre più debole. La tristezza e la paura prese le damigelle, quando dopo tanto abbattersi, la principessa esclamò

– Voglio morire, anche se non lo vorrei, perché non posso vivere pensando di non poterlo più rivedere ovunque io vada.

Allora le damigelle esclamarono all’unisono

– Se è questo che vuoi, allora anche noi lo desideriamo. Vogliamo morire, anche se non lo vorremmo, ma la nostra morte non deve essere vana: morire, si, ma che sia lui a vederci ovunque, il principe infedele, su ogni strada che percorre. Questo vorremmo.

E qualcuno ascoltò le loro preghiere, e anche se nessuno potrebbe giurare che fosse la voce di Dio, ecco che una voce le raggiunse:

– Ho ascoltato il vostro dolore e i desideri, e vi porrò rimedio e fine. Non morirete, questo è certo. Diverrete dei fiori splendidi, tutte. Ma tu, dolce e disperata principessa , avrai il colore bianco del tuo vestito di sposa splendida e vivrai in tutte le strade in cui il principe camminerà, per vederlo in eterno senza essere vista.  Voi, damigelle fedeli, vi trasformerete in splendidi fiori azzurri e abiterete tutte le vie e i campi e i luoghi che il principe si troverà a percorrere, perché in ogni angolo lui vi scorga e vi veda per primo e dappertutto.

E così fu.”

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Per questo motivo, ancora oggi, il fiore della cicoria è chiamato qui Wegwarte, “guardiana delle strade”, e si schiude all’alba per poi richiudersi al tramonto, quando il principe, lontano dalle strade, è ormai tornato al suo castello.

La tua storia Gipsy, che ha il profumo delle tue cose buone, la poesia del nostro essere teatranti, e la voce e gli occhi e i gesti di una signora bavarese sconosciuta, con un cesto in mano, in un giardino ad anfiteatro, in un giorno qualunque. Ma forse mi sbaglio. Forse, quella signora, io l’ho conosciuta in un modo in cui è difficile conoscere qualcuno. Forse l’ho conosciuta davvero.

Ti arriverà, ne sono certa, il mio lungo abbraccio,

Sabrina

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#Sabrina 3 Ballando….

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Lettera dal Land

Baviera, seconda metà di Dicembre

Mia preziosa, preziosa Gipsy,

sto cercando la musica. Già la tua in realtà mi sembra perfetta, ma credo sia giusto portare anche un po’ della mia.

Hai ragione, balliamo, e non lo stiamo già facendo? Io ora sono a ballare sulla tua Dance with me –  Nouvelle Vague, nella mia cucina. Ho davanti i miei piatti della colazione, la tovaglia che ho sporcato un poco di caffè, la finestra aperta perché tutti nella via sentano la tua musica, e chi se ne importa se ai tedeschi non piace la confusione.

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Non sono sola, siamo in tanti qui. Ci sei tu, per prima, col tuo bucato in mano, e nella stanza, Gipsy, che profumo di cotone pulito emani! E poi c’è mia sorella, balla come una forsennata e segue perfino i passi, sbagliandoli giusto un po’.  Ci sono gli occhi verdi del tuo amore, il suo colore è arrivato nella  mia cucina così forte, così assolutamente irresistibile che ora ho la stanza color prato e speranza, color natura dolce e felice. Non ti preoccupare, prima di iniziare a ballare ho costruito un piccolo nido di cuscini dorati e foglie che avevo rubato all’autunno, ci ho sistemato Ariele, e mi sembra ci stia una delizia, a vederci ballare così si starà chiedendo se siamo matte o cosa, ma dobbiamo insegnarle e si impara prima, quando si è piccoli.

Ho scritto un biglietto di Natale a nessuno, non metterò il mittente e mi piace pensare che da qualche parte arriverà, una busta senza nome e con tanti francobolli blu e bianchi, e dentro un po’ di me. Intanto la festa qui va avanti, è bello passare il Natale con te, Gipsy, mi sembra di essere a casa. Quando arriverà il mio pasticcere artista (lo sai che è anche un artista che dipinge i miei sogni?) sorriderà un po’ nel vedermi ballare, qui con nessuno e con tutti voi, appena appena sorriderà, perché lui è l’uomo dei gesti lievi ma grandi, delle parole che gli escono a sussurri e son sempre poche, mica come me, che parlo anche con le mie tazze di cioccolato e con la bambola che mi sono portata da casa.

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Non si sente la stanchezza, vero? E dire che è strano, perché io di giorno non so vivere, solo la notte divento davvero me, però ti ho letta poco fa e non potevo perdermi questo momento. Il nostro appuntamento con la vita arriva quando vuole lui, che vuoi farci. Indosso il mio cappello nuovo, l’ultimo amore del momento, mi fa sentire in grado di arrivare dove voglio, perfino lì da te, nei tuoi vicoli che mi affascinano, tra le pagine del tuo mondo che dalla prima notte che ho visto non sono più riuscita a dimenticare. Come siamo brave, Gipsy, non trovi? Guarda Ariele e mia sorella, perfette e così innocenti che sarà una crudeltà insopportabile doverle un giorno lasciare andare a ballare da sole in una cucina lontana, tra il bucato e i vicoli di qualcun altro, e che ansia non sapere dove.. e guarda, guarda ancora, ma come si fa a vivere senza il verde di questi occhi? Ce l’avevo anche io un verde così, una volta, di un amore diverso però, e poi l’ ho perso  senza volerlo e non ho saputo più riprenderlo,  ritrovarlo in altri occhi mi addolora il passato e mi addolcisce il presente e allora grazie ancora una volta Gipsy, che mi presti la felicità. Quella di quando capisci che il passato doloroso serve al futuro che crediamo di non avere, e che abbiamo, invece, quando riusciamo a salutare un verde come quello e a tenerci la nostalgia come una cosa bella, quando riusciamo a ballare negli occhi di qualcun altro, silenzioso e lieve, che mai ballerebbe senza ritegno, ma dentro poi si scatena.

Gipsy, come facevi a sapere che in una mattina qualsiasi avremmo sconfitto la disperazione per il tempo di una musica pazzesca? Come facevi a sapere che ci staremmo stati comodi, nella mia cucina stretta, a ballare tutti insieme coi sorrisi degli angeli?

Inizio ad apparecchiare, mentre tu pensi al pranzo, la leggerezza dell’animo mette sempre fame, e io ho voglia di un piatto tuo, che sa di cuore, di musica e del teatro che amiamo, che sa di buono. Mi prepari un primo come si deve? E’ tanto che un’amica non cucina per me, sarà bello vedere come muovi le mani, come un regista, che alla fine crea la magia se ha gli ingredienti giusti.

Ho trovato la musica, Gipsy, quando la tua finirà ne avremo una nuova per continuare a resistere,  per non darla vinta mai a chi ci vuole ferme e digiune.

Dopo pranzo scendiamo al lago, chi se ne importa se oggi fa freddo, tanto a ballare non si ha freddo mai. La musica lì si sente anche se non hai un telefono o una radio, semplicemente lì c’è. Da sola. Non so come faccia, Gipsy, davvero. Forse sei tu, la musica del mio lago.

E’ pronto, Gipsy? Sì. Direi proprio che siamo pronti tutti, in questa cucina che per soffitto ha il tuo cielo e nelle pareti il bianco dei tuoi vicoli e sotto il tavolo, pronti a uscire, i ricordi della bambina che sei stata.

Buon appetito, e non smettiamo di tenere il tempo, mentre mangiamo nel tuo piatto dei sogni che si avverano, almeno una volta, che si avverino davvero.

Grazie Gipsy, perché ora sono un po’  stanca, molto felice e un tantino meno ferita.

Sabrina

 

 

 

Il profumo dell’isola & gli Spaghetti con i gamberoni

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Le isole hanno un profumo speciale,io lo sento,ogni isola il suo.Gelsomini si,e fiore di cappero,e profumo di pesce fritto e conserva di pomodoro e acciughe sotto sale,e il bucato steso al sole.Poi ci sono altri profumi….Quello che ti prende all’improvviso mentre compri il pesce da Luigi il pescatore ,giù al porticciolo,che non lo capisci subito ,ma poi ci pensi e ti senti felice.E poi quando sei stesa sul letto nel pomeriggio presto e il balcone appena socchiuso, e intravedi appena il mare e giochi con la luce che filtra dalla tenda di pizzo che svolazza leggera …è proprio in quel momento che lo senti,fortissimo e ti viene un po’ il magone ,ma non lo capisci subito…Quando cammini scalza per i vicoli bianchi e ci sono i fichi d’India e Rosetta ti saluta perchè lei le persone non se le dimentica e ti invita ” Ei signò tu pigghi na pocu i cafè?…E tu entri ed ecco ,lo senti di nuovo,e ti viene di abbracciarla forte…Grazie zia Rosa.No,,non lo capisci subito,cè voluto un po’.. ma io ora lo sento il profumo dell’isola.

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Ma ecco che divago sempre passiamo alla mia ricetta degli spaghetti con i gamberoni:

Ingredienti per quattro persone :

15 gamberoni freschi

1 spicchio d’aglio

una manciata di pomodorini pachino

500 grammi di spaghetti

prezzemolo tritato

olio(extra vergine ) e sale Q.B

una spruzzatina di Cognac

una manciata di granella di pistacchi

Procedimento:

Quando pulisco i gamberoni,tolgo il filamento della testa ,poi la schiaccio delicatamente e metto il succo da parte.Poi nella padella faccio rosolare l’aglio nell’olio insieme al succo della testa che filtro col colino,aggiungo i gamberoni giusto il tempo che cambino un po’ il colore ,aggiungo la spruzzatina di cognac,alla fine i pomodorini.Intanto gli spaghetti al dente sono pronti ,li ripasso nella padella.Impiatto con il prezzemolo e aggiungo la granella di pistacchi.Buona,buona,buonissima!!!!

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